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Nesli: io sono la contraddizione

29 luglio 2016 Magazine


E’ incredibile come ci siano sconosciuti in grado di disegnare la tua vita attraverso musica e parole; artisti che riescono a dare forma e sostanza alle emozioni che ti accompagnano in questo strano viaggio che è la vita.

E’ il caso di Nesli (al secolo Francesco Tarducci) che, tornato sulla scena con il suo nuovo disco “Kill Karma”, si presenta al suo pubblico senza nascondersi dietro false ipocrisie.

Iniziamo l’intervista dopo i convenevoli del caso; irrompo nel suo pomeriggio mentre si trova comodamente nel bar sotto casa, quello di fiducia “sai quello dove puoi girare tranquillamente e fare come se fosse casa tua?!” e gli dichiaro sin da subito di essere molto incuriosita ancor prima che dall’artista, dalla sua persona.

Ho ascoltato il suo disco fino allo sfinimento e, ogni volta, scorgo una sfumatura diversa, un dettaglio che rende quel brano ancora più particolare.
La voglia di conoscerlo di più e di scoprire nuovi aspetti di questo suo ultimo lavoro è irrefrenabile e così gli chiedo se posso partire con le tante domande che vorrei porgli.

Sorride e dice di essere a sua volta curioso di ascoltare.

La prima domanda è una domanda di rito: Kill Karma è il secondo album di una trilogia: che tipo di disco è?

E’ un album vero, crudo, triste ed amaro.

Nel titolo del tuo nuovo album c’è una parola molto importante ed impegnativa. Questa parola ti ha aiutato nel tuo viaggio musicale?

Se ti riferisci alla parola “KILL” sicuramente, ma tu probabilmente ti riferisci invece alla parola KARMA; però sai nella mia interpretazione artistoide folle, quando ho ascoltato la tua domanda ho subito associato alla parola “kill”. Risponderò facendo riferimento ad entrambe. La parola “karma” non mi ha aiutato né nel percorso artistico, né nella vita, altrimenti non avrei deciso di sparargli un colpo e “farlo secco”, senza coscienza, senza senso di colpa. E’ quindi un aspetto che nella mia vita è stato sicuramente evocato da un certo tipo di atteggiamento che ho, da un certo modo di scrivere, ma non l’ho mai tirato in ballo nel mio personale. Invece la parola kill sì, è una metafora di scelte radicali, tagli netti, scelte folli ed esclusioni; non ho vie di mezzo, affronto tutto in maniera estrema.

Come si uccide il Karma?

Con un colpo secco di pistola. Pam!  Si uccide facendo scelte radicali, folli. Ad esempio io avevo il corpo tutto bianco, senza nessun segno disegnato e poi, dal giorno dopo, improvvisamente ero pieno di tatuaggi. Si uccide quando hai una persona importante nella tua vita però magari è una persona che sai che non ti fa bene in quel momento del tuo percorso personale e decidi allora di separartene, anche se magari è l’ultima cosa che vorresti davvero. Uccidere il karma significa tagliare il cordone ombelicale, non quello della nascita, ma quello del dopo, quello che la deformazione di questa vita e di questa società tende a creare. Significa imparare a vivere il momento che stai vivendo e, una volta passato, sia che torni o che non torni, esserne slegati e poter vivere sempre in quella finestra temporale che è il presente. Solo così non ci si confonde e non si confondono gli stati d’animo e i sentimenti.

Ascoltando i tuoi precedenti lavori e questo nuovo disco, si ha la percezione che tu abbia trasformato in musica e parole una tua evoluzione personale, un cambiamento che tu stesso hai attraversato e forse continui ad attraversare nella tua vita. E’ così?

Si, sembrerà folle ma io sono il mio primo fan di me stesso: ascolto la mia musica e canto a squarciagola in macchina le mie canzoni. Ho un sacco di canzoni inedite che compongono un paio di dischi che non ho mai pubblicato ma che ascolto. Lo faccio non per egocentrismo o autocelebrazione, ma perché soffro di schizofrenia artistica. Questa schizofrenia artistica mi porta ad essere tante cose e ognuna di questa è diversa. E quando io scrivo le canzoni, fotografo la schizofrenia di quelle personalità; quando le riascolto, quindi, per me è come fare analisi. Sì, quello che dici è ovviamente naturale.

C’è chi è sempre uguale a sé stesso e chi invece fa delle proprie contraddizioni un valore aggiunto. Il tuo profilo sembra avvicinarsi al secondo dei due appena descritti. Ho notato tante “contraddizioni” legate al tuo ultimo lavoro, a partire da quelle musicali (sono tanti i sound che si susseguono) per finire a quelli stilistici nella scelta della copertina o dell’ambientazione del video (tanti sound, completezza musicale e un video molto semplice). E’ solo una sensazione?

No, io sono la contraddizione. Mi sono accorto a 35 anni, forse un po’ tardi, che proprio per quella schizofrenia artistica e per quelle sette personalità distinte, sono contraddittorio. Mi sono accorto che nel tempo ho tentato di metterle d’accordo, ma che non si può fare. Ho smesso di cercare di metterle d’accordo e ho abbracciato questa follia collettiva e per farlo ho dovuto raccontarlo. Ho dovuto raccontare la contraddizione attraverso la contraddizione, proprio perché mi sono trovato davanti a tanti me. E questo si traduce poi nel mio lavoro, in questo album, che è contaminato musicalmente.

Ognuno quando ascolta un disco o una canzone la fa un po’ sua, la riporta alla realtà che ha vissuto e alle emozioni che ha provato sulla sua pelle. Ascoltando il tuo disco ho avuto come la sensazione che ci fosse un trait d’union tra le tutte le canzoni. La necessità imprescindibile per te di raggiungere il tuo sogno lavorativo e contestualmente la piena consapevolezza di aver rinunciato a molto per trovarti dove sei. Ma è come se quel rinunciare, nonostante abbia comportato sacrifici e perdite in termini di relazioni non ti pesasse ed anzi, ti facesse sentire ancora più forte. Mi sbaglio?

Vero. Verissimo. Hai perfettamente inquadrato. E la cosa bella è che adesso posso dirlo, perché è accaduto proprio in questo anno. Non so dirti se si diventa più freddi o anaffettivi, ma ci sono alcune cose che senti che al cuore non ti ci arrivano più.
Quindi sei forte, ma non di quella forza conseguente al dolore. Io sono uno che ama viversi il dolore, me lo devi far godere fino in fondo perché così come è entrato, il dolore deve uscire. Devo idealizzarlo, anche dargli un ruolo più importante di quello che effettivamente ha. Ma devo farlo. Lo devo fare per vivere poi io meglio con me stesso e per affrontare tutte quelle paure e quei limiti che ogni persona nel proprio percorso deve per forza abbattere. Quindi in tutto questo caos, mi sono trovato esattamente come hai fotografato tu poco fa. Nel momento in cui lo stai affrontando e lo stai elaborando ne soffri. Io, adesso, sono dall’altra parte del ponte; tutto quello che ho attraversato lo vedo in maniera molto lucida, distaccata, ma non indifferente. Ci son passato e lo conosco bene: conosco un sacco di dinamiche di sentimenti; ho passato più tempo a conoscere le dinamiche dei sentimenti e delle sensazioni.Non ho costruito rapporti sociali, non ho costruito nulla di solido che sia rimasto e che potrà rimanere, però ho dedicato il tempo a diventare un esperto di stati d’animo, sensazioni, montagne russe emotive.

“Ho imparato che il dolore non sa aspettare, ma l’amore torna sempre”. (dal brano L’amore torna sempre) C’è l’amore nella tua vita? E’ tornato?

C’è sempre stato. Io nella mia vita mi sono innamorato una volta sola. Non credo che l’amore sia un interruttore e quindi, a meno che quel sentimento non si rinnovi con qualcun altro, quel sentimento resta lì, radicato. La mia vita adesso è piena di amore, ho un sacco di amore intorno a me.

In una delle tue interviste su Kill Karma hai dichiarato “Ci ho messo dentro tutta la musica che ho ascoltato”. C’è qualcosa che invece hai escluso? Se si, perché?

Ho escluso quello che farà parte del terzo capitolo di questa trilogia. Il mondo di Nesli sembra il caos, ma quella che ho fatto è stata una scelta molto precisa. Nel 2012 ho fatto un cambiamento musicale decisivo, poi ho intrapreso un cambiamento fisico perché volevo che fosse graduale questa cosa per entrare in un mondo preciso complesso, identitario. Una volta fatto questo il passo successivo è unire questi due mondi. e quindi il terzo capitolo a livello sonoro sarà qualcosa che non ho potuto proporre prima perché non era il momento giusto e sarà sicuramente un disco a livello artistico completamente libero nell’espressione e nella comunicazione.

Quale sarà il prossimo singolo estratto da Kill Karma? Sono tutti pezzi che fanno centro con immediatezza. Quale sceglierai?

E’ proprio un dramma, la scelta intendo. Sai perchè? Perchè io non lo presento un disco se non credo che sia un bel disco, completo. Non scrivo strofe per riempire le canzoni e per arrivare ad un ritornello. Per me le canzoni, le parole, devono avere un peso specifico pazzesco. Con ogni canzone, indipendentemente da quale analizzi, tu puoi fotografare benissimo me ed il mio mondo artistico. Questa cosa però è controproducente dopo, perchè poi non sai come gestire l’uscita dei pezzi. Perchè sono tutti pezzi forti.

Ed è qua che Nesli cambia la prospettiva dell’intervista e mi chiede candidamente: Tu che singolo faresti uscire Alessia?

Stupita dalla domanda, gli confesso che ascolto il suo album in “riproduzione casuale” su Itunes e che quindi non conosco i titoli delle canzoni. Ridiamo e dopo qualche incertezza capiamo che il brano che farei uscire come singolo si chiama “L’amore torna sempre” e lui aggiunge che in effetti è indeciso proprio tra quello ed “Amore mio”.

Kill Karma è sicuramente un disco che porta con sé un cambiamento di prospettive.Il nostro magazine è caratterizzato proprio da questo: tutte le immagini sono completamente in bianco e nero, tranne un unico dettaglio che viene scelto di volta in volta dal giornalista che scrive il pezzo. Prova ad immaginare la tua vita in bianco e nero: quale dettaglio coloreresti?

La cravatta! Perché è una risposta di stile. Nel momento in cui tutto si riduce ad essere molto importante, la mia decisione finale sarà l’esatto opposto, cioè la cosa più leggera. Nel momento in cui tutto si riduce ad essere leggero, la mia decisione finale sarà la più importante. E quindi in un mondo in bianco e nero, colorerei la cosa più frivola ed inutile, solo per abbinarla e presentarmi diverso come eleganza agli appuntamenti.

L’intervista si conclude così, con la sensazione di aver chiacchierato con un amico che conosco da sempre; con la consapevolezza che la persona e l’artista, in questo caso, coincidano tra loro. Con la percezione di aver ricevuto verità, schiettezza e genuinità.

Prima di oggi ascoltavo le canzoni di Nesli, adesso apprezzo soprattutto Francesco.

 

di Alessia Pellegrino

 

Fonte Youbee.it